La consapevolezza è una condanna. Ai tempi del liceo ti riempivi la bocca con frasi come questa per sembrare intelligente e fare colpo sull’eunuco intellettualoide narcisista patologico in giacca di velluto con toppe sui gomiti e sciarpina d’ordinanza della sezione parallela alla tua. Patetico denigrarlo ora: il fatto che l’alcolizzato che alle quattro di pomeriggio si addormenta sulle carte da briscola all’Osteria del Sole dopo una mattina a fare consegne per JustEat, al ginnasio fosse una giovane promessa della filosofia e sprizzasse carisma e sintomatico mistero da dietro le lenti scure dei Ray-Ban, non giustifica sette anni di stalking. Patetico doppiamente perché, chi vuoi prendere in giro: sei tanto disperata che, se per uno scherzo del destino fosse proprio lui a recapitarti la vaschetta da due chili di gelato ai fichi caramellati e marron glacé che hai ordinato, saresti pronta a sorvolare su alcolismo, ludopatia e mancanza di prospettive e non esiteresti ad attirarlo in casa con una scusa pietosa pur di elemosinare un rapido amplesso. Da qualcuno che te l’ha negato più di quindici anni fa, quando le tue cosce non sembravano ancora foderate di Yocca e la tua spina dorsale un puzzle Ravensburger da cinquemila pezzi.
La consapevolezza è una condanna, si diceva. Ed è proprio la consapevolezza della tua penosa situazione che ti induce a concludere che persino uno speculum sia meglio di niente, dunque prenoti la visita annuale dalla ginecologa.

La segretaria ti fa accomodare in ambulatorio. Ti spogli dietro il paravento e ti sdrai sul lettino. Per stemperare almeno in parte quel senso di disagio che ti prende ogni volta che sei vestita di tutto punto solo dall’ombelico in su, mentre posizioni i talloni nelle staffe, scambi i convenevoli di rito con la dottoressa, che ti sorride cordiale come è lecito attendersi da chi si accinge ad infilare il braccio fino al gomito nella tua vagina. Lo stesso trattamento non viene riservato al tuo pube, oggetto invece di occhiate sospettose, forse perché, dopo le recenti sforbiciate, sembra avere tutte le intenzioni di invadere la Polonia. Solo in quel momento ti rendi conto che quel look sbarazzino potrebbe indurre la dottoressa a trarre conclusioni mai così sbagliate sull’andamento della tua vita sessuale, e ti affretti a chiarire l’equivoco. La ragguagli rapidamente sulla fine della tua relazione, tuttavia, quando ti domanda da quanto tempo non hai rapporti, ogni singolo minuto di quei sette mesi ti frana addosso inesorabile e la zittellitudine non sembra essere, ai suoi occhi e nemmeno ai tuoi, una giustificazione accettabile per il clima da Io sono leggenda che aleggia nelle tue mutande.

Mentre la ginecologa monta l’apposito panno caricato elettrostaticamente sul manico del Swiffer per procedere alla visita, fissi il soffitto immaginando quale sarà il prevedibile responso: dall’ultimo controllo, la tua fertilità ha subito un crollo verticale, ma in compenso ti è ricresciuto l’imene. Ed ecco che, in men che non si dica, verranno chiamati a raccolta tutti i medici del poliambulatorio, oculista compreso, affinché siano resi partecipi di quell’evento prodigioso! Dapprima si assieperanno attorno al lettino accarezzandosi le barbe e lustrandosi le lenti degli occhiali con espressione attonita e meditabonda, poi, in fila uno dopo l’altro, si chineranno a guardare il tuo imene nuovo di zecca come la cupola di San Pietro attraverso il buco della serratura del Priorato dei Cavalieri di Malta sull’Aventino.
Comunichi alla dottoressa che stai pensando di interrompere l’assunzione della pillola, anche se sei atterrita dal pericolo di una recrudescenza dell’acne: già non scopi, ci manca solo che, una volta uscita dalla pandemia, tu abbia la faccia di Michele Ainis. Lei, serafica, risponde che, nel caso, potresti sempre ricominciare a prenderla: – Ma prima devi fare un baby – aggiunge con il tono suadente di Ursula de La Sirenetta.

Ti domandi da quanto la dottoressa non metta il naso fuori da quell’antro buio, e ti senti in dovere di aggiornarla sulla situazione: una pandemia globale rende un filo complicato trovare un uomo bello, ricco, intelligente, colto, generoso, elegante, simpatico, superdotato, dall’igiene personale ineccepibile, di sinistra e preferibilmente orfano. Non solo: dovresti riuscire a concupirlo e a farti ingravidare in quel brevissimo lasso di tempo che intercorrerebbe tra l’ultima pillola e lo sbocciare del primo brufolo. E alcune curiose coincidenze, quali ad esempio l’aver inaugurato i tuoi sei mesi da fumatrice nel momento esatto in cui veniva approvata la legge che vietava il fumo nei locali, l’iscrizione a scuola guida l’anno in cui fu introdotta la patente a punti, o l’aver buttato via i tuoi vecchi DrMartens una settimana prima che tornassero prepotentemente di moda (della recuperata singletudine in piena pandemia s’è già parlato?), ti fanno sospettare che il tempismo non sia tra le tue più spiccate qualità.
La ginecologa non demorde: – Non sai quante, alla tua età, si sono già fatte congelare gli ovuli.
Il tuo pensiero vola ai tortellini di tua madre che giacciono in fondo all’ultimo cassetto del freezer dalla scorsa primavera: custoditi gelosamente in attesa di un appuntamento romantico durante il quale millantare, previo scongelamento clandestino nel pomeriggio, doti da cuoca provetta (tu che l’altro giorno per fare un uovo sodo hai cercato la ricetta su Giallo Zafferano), sospetti che finirai per divorarli in solitudine succhiandoli come Bomboniere Algida.
– Questo ti farebbe guadagnare tempo, mentre aspetti di trovare il partner giusto – aggiunge la mezzana.
Peccato che, poiché il genere maschile sembra essere stato annientato da un meteorite, la ricerca del partner giusto potrebbe rivelarsi più lunga di quanto la dottoressa creda: probabilmente estrarre il DNA dal sangue succhiato da una zanzara poi rimasta intrappolata nella resina e fare da madre all’esito di un esperimento di manipolazione genetica sarebbe un procedimento più rapido e meno impegnativo.

Abiti di fronte ad una scuola elementare e ti è capitato più volte di chiederti se quelle signore dalle chiome canute, le lenti multifocali e il passo corto e incerto che attendono il suono della campanella con l’Amplifon regolato al massimo, siano le mamme o le nonne delle creature indemoniate che urlando si lanciano fuori dal portone tutti i giorni alle quattro e mezza precise. Un’attenta osservazione del fenomeno ti ha permesso di individuare un criterio pressoché infallibile per sciogliere il quesito: se preleva coppie o tris di gemelli, quasi sicuramente è la madre. Non a caso, l’excusatio non petita “Nella famiglia di mio marito ci sono un sacco di gemelli” ha di recente scalzato dal primo posto in classifica la cara, vecchia “Ce lo chiede l’Europa”.
Quando sei nata, tua madre aveva trentaquattro anni e all’ingresso in ospedale era stata classificata (con suo grave disappunto) come primipara tardiva. Oggi, chi rimane incinta a trentaquattro anni si domanda se non sia una mossa avventata fare un figlio prima di aver terminato lo stage non retribuito da McDonald’s.

Sebbene prestare orecchio all’eco di sirene dei millennial tuoi coetanei e incolpare i boomer delle disgrazie e dei fallimenti della vostra generazione sia una tentazione più irresistibile dell’annusare le proprie scoregge sotto al piumone, sei costretta ad ammettere che sono numerosi i casi di persone che hanno deciso di diventare genitori molto tardi nonostante carriere di successo e posizioni economiche più che agiate, come Carmen Russo ed Enzo Paolo Turchi.
Riflettendo a fondo sulla questione, ti convinci che condurre una vita di stravizi ben oltre i limiti imposti dall’anagrafe (come testimoniano le emorroidi di Enzo Paolo Turchi, appunto) per poi rincorrere la fertilità in zona Cesarini potrebbe presentare insospettabili vantaggi.

Prima di tutto, diventare madre in età pensionabile ti farebbe risparmiare sulla babysitter. Inoltre solleverebbe i tuoi colleghi dall’obbligo morale di farti del mobbing, e il tuo medico di base dall’incombenza di stendere un falso certificato di gravidanza a rischio, come da prassi nel caso di contratto a tempo indeterminato e/o di impiego pubblico. Inoltre, è innegabile che un passeggino assolva la stessa funzione di un deambulatore, ma sia senz’altro più dignitoso e performante: ti domandi anzi quanto ci vorrà ancora, affinché gli ospedali mettano a punto un apposito pacchetto chirurgico CESAREO + PROTESI DELL’ANCA. Non avevi mai considerato poi che il ridotto fabbisogno di sonno negli anziani permette di dedicarsi all’accudimento notturno di un neonato con maggiore efficienza, per non parlare di quanto sia rassicurante sapere di poter contare sulla collaborazione di un compagno che si sveglia comunque ogni mezz’ora a causa della prostatite.

Congelare gli ovuli non ti sembra una proposta così bizzarra, in fin dei conti, anche se elude soltanto momentaneamente il problema della mancanza di un donatore, poiché, amara scoperta!, non puoi sceglierlo su un catalogo come quello della Giochi Preziosi nei gloriosi e spensierati anni Novanta. E allora, tanto vale indire un casting e, quando sarà il momento, vale a dire a occhio e croce tra una ventina d’anni, tentare prima con i metodi tradizionali. Se dovessi accorgerti che farti ingravidare dall’Uomo Della Tua Vita è un’impresa disperata, potrai sempre farti ingravidare dall’Uomo Della Vita Di Qualcun’Altra con un rapporto occasionale one shot, e ricacciare subito dopo lo sconosciuto nel dimenticatoio: pratica che tra l’altro, al pari della scelta del donatore da un catalogo, ti eviterebbe la parte più sgradevole, ovvero la conoscenza e forzata frequentazione dei suoi genitori.
Dichiari dunque ufficialmente aperti i Tinder Games.

(continua)