C’è stato un tempo in cui ricevere la foto di un cazzo era un evento del tutto eccezionale. E anche quando accadeva, si trattava di una foto-ricordo, il souvenir da un luogo ameno in cui eravamo state in vacanza: la calamita a forma di Tour Eiffel acquistata a Parigi, o la tazza con la faccia di Kafka comprata a Praga. La scarsa qualità delle immagini era un dettaglio trascurabile, trattandosi appunto di foto-ricordo la cui unica funzione era evocare nella nostra mente l’originale. E se fino a qualche anno fa circolavano pochissime foto di cazzi, non era certo per la strumentazione scadente e le immagini sgranate: altrimenti non avrebbero fatto il giro del mondo quei fotogrammi di autopsie di alieni o di apparizioni del mostro di Loch Ness che di fatto erano poco più che macchie grigie e indistinte. Nel caso degli alieni o del mostro di Loch Ness, però, quelle macchie grigie e indistinte erano l’unica forma nella quale fosse possibile vedere tali creature. Non così il cazzo. Infatti, in quel tempo glorioso e ormai lontano, ancora si scopava, e quindi, all’opposto di quanto accadeva con gli alieni o con il mostro di Loch Ness, era molto più comune vedere un cazzo in carne e corpi cavernosi, che non in fotografia.

Oggi la situazione è completamente diversa. L’invio delle foto del cazzo anche a sconosciute, anzi soprattutto a sconosciute, è una prassi consolidata. E c’entra davvero poco o nulla con il sexting, poiché le foto del cazzo oggi arrivano perlopiù inaspettate e non richieste. Come mai?

Secondo il tuo amico Giorgio, al quale hai chiesto lumi, chi spedisce in giro foto e video del proprio pene, è spesso un soggetto che nella vita reale nessuna donna sana di mente prenderebbe mai in considerazione come partner sessuale. Costui, seppure ad un livello profondo, ne ha un barlume di consapevolezza. Quindi sfoga la frustrazione che ne deriva imponendo alle malcapitate lo spettacolo del proprio cazzo. Come dire: in un modo o nell’altro è riuscito a fartelo vedere. Interessante teoria, quella di Giorgio: l’invio delle foto del cazzo come sublimazione di un desiderio impossibile da soddisfare. Ma scendiamo nei dettagli pratici della questione.

A volte ricevi foto fatte al momento, come dire cotte e mangiate, ma sei piuttosto sicura che alcuni uomini ne riciclino di vecchie! Per dire, una sera ti stavi scrivendo con un tipo che in quel momento si trovava, o almeno così ti aveva detto, ad un congresso, e all’improvviso ti manda la foto del cazzo. Foto che però era stata scattata evidentemente quando era nudo, sul letto di camera sua! (Sulla bruttura di certe camere che fanno da scenografia alle foto dei cazzi varrebbe la pena aprire un capitolo a parte) Quindi come funziona? I maschi hanno nel cellulare un album di foto del cazzo che conservano, pronte per l’invio, come copie del curriculum? Giorgio conferma questo sospetto, ma con una precisazione: a differenza del curriculum, l’album di foto del cazzo è sempre aggiornato.

Una considerazione a parte meritano i video delle eiaculazioni. Il successo e la diffusione di questo genere cinematografico ti appare inspiegabile: in fondo, chi mai si prenderebbe la briga di andare al cinema, se avesse già visto come va a finire il film? Quanto avrebbe incassato al botteghino Thelma & Louise, se i produttori avessero inserito nel trailer la scena della Ford Thunderbird che precipita dal Grand Canyon?
Giorgio insiste: questi soggetti lo fanno proprio perché sanno che la destinataria del video non li prenderebbe mai in considerazione. Non pensare che si tratti di un invito: è esibizionismo fine a se stesso, mica uno spot di Gardaland.
La cosa ha un risvolto interessante: se non altro puoi osservare le cose da un inedito punto di vista, nel senso più calzante dell’espressione. E poi non sei mai stata del tutto convinta che il trend dello snowboard bastasse a spiegare l’impennata di vendite della GoPro.