Il periodo di carnevale permette ad alcuni di noi di assumere non un’identità alternativa, ma quella che più ci corrisponde, e che teniamo nascosta sotto la maschera che indossiamo tutti i giorni. Come la storia di Superman e Clark Kent: l’imbranato, occhialuto e inoffensivo Clark è la copertura che il kryptoniano usa per passare inosservato tra i terrestri. Allo stesso modo certi fantasmi circolano a piede libero mascherati da principi azzurri.
Come da manuale del ghosting, anche nel tuo caso ci sono state da parte sua profferte, promesse, attenzioni. Messaggi di buongiorno e buonanotte. Tutti i giorni, tutte le notti. Piccoli regali, che, come cavalli di Troia (beh, non esageriamo, al massimo come Mini Pony di Troia) avevano la funzione di aprire una breccia. Tenerezza alternata, su tua precisa sollecitazione, a secchiate di ormoni bollenti. Senza scadere mai nel sexting, perché se si voleva scopare non c’era certo bisogno di farlo per telefono. L’invio di qualche fotografia, quella sì. Sempre su tua richiesta, secondo quella legge non scritta che dice che tutte le volte che hai l’occasione di mettere le mani su uno che non somiglia a Gollum, è bene capitalizzare. Un po’ come quelli che vanno tre giorni a Formentera a maggio e postano foto di spiagge e aperitivi al tramonto fino a Natale.
L’onestà intellettuale che ti contraddistingue ti costringe ad ammettere che il tuo comportamento, nel caso specifico, potrebbe essere stato contraddittorio e forse fonte di confusione. Tanto caldo e sfrenato sotto le lenzuola, quanto trattenuto e tiepido sugli altri fronti. Durante la vostra frequentazione, hai negato al tapino qualsiasi concessione ad attività comunemente definite “di coppia”? Forse. Complice anche, va detto, un’impennata della curva dei contagi (da escludere quindi le cene al ristorante o gli eventi mondani al chiuso) e il clima tipico dei mesi di dicembre e gennaio (da escludere quindi le attività all’aria aperta, che comunque reputi largamente sopravvalutate anche nella bella stagione: non c’è apporto di vitamina D che non possa essere attinto da una buona dose di integratori). Dal tuo punto di vista si è trattato di due mesi idilliaci: nessun obbligo sociale da assolvere, e scopate regolari e piacevoli. In pratica, l’esatto opposto di ciò che accade ad una coppia. E per te sarebbe potuto continuare tutto così fino a nuovo ordine. Invece lui sparisce.
Una fervida fantasia è il sudoku delle risorse intellettuali: non serve a un cazzo, ma assorbe un sacco di tempo ed energie. Perciò, fai accomodare il pubblico immaginario in quel cinema multisala che è la tua mente, e dai il via alla proiezione di Tutte le possibili spiegazioni di questa sparizione.
Scenario 1: Vediamo lui che chiacchiera con un’amica. Non una qualsiasi: la migliore amica. Ovvero quella che non l’ha mai considerato davvero un’opzione, ma sarebbe disposta a scoparci, pur di pisciare (più o meno simbolicamente) sul territorio da marcare. Mentre lo ascolta raccontare come va tra voi, l’espressione sul volto di quella vipera si fa sempre più perplessa. Lui, interdetto, le domanda: – Cosa c’è? E lei, fingendo di controllare una sbeccatura sullo smalto semipermanente della manicure pagata nove euro e novanta con Groupon, risponde evasiva: – Ma no, niente…
Oltre allo smalto semipermanente di lei, inizia a sbeccarsi anche la maschera di lui: quella da maschio sicuro di sé, impermeabile al giudizio altrui.
– Dimmelo, dai. Sono curioso – insiste.
L’amica ormai sa di averlo in pugno. È la sua occasione di scongiurare il pericolo di serate in solitudine e week end di maratone su Netflix: i due mesi della vostra frequentazione l’hanno fatta tremare, ma lei, da fine stratega, si è guardata bene dal creare il caso. Ha preferito aspettare il momento opportuno per sferrare il suo attacco. E il momento è questo.
– Ma, sinceramente, a te tutta questa situazione va bene?
Tutta questa situazione fino a un minuto fa si sarebbe riassunta così: ho conosciuto una con cui mi diverto e scopo bene, e che per il resto del tempo non mi rompe le palle e mi lascia libero di fare quello che mi pare. Un qualsiasi maschio dotato di tre neuroni e un pollice opponibile avrebbe domandato: dov’è che devo firmare?
Ma ora che queste parole sono uscite dalla corolla di quella pianta velenosa vestita Desigual, tutta questa situazione diventa: Ehi, forse dovrei sentirmi offeso e ferito nell’orgoglio dal fatto che quella con cui mi diverto e scopo, per il resto del tempo non mi rompa le palle e mi lasci libero di fare quello che mi pare! Che fine ha fatto la mia dignità di uomo, accidenti?!
Il dubbio s’insinua, scava e lavora, e il risultato è che, tempo ventiquattr’ore, il poverino pensa di essere arrivato da solo, in totale autonomia, alla brillante e salvifica decisione di non farsi più sentire con te. E sarà persino grato all’amica che si mostrerà così soccorrevole e presente, quando lui le comunicherà la sua risoluzione.
Scenario 2: Locale del centro, esterno notte. Il nostro futuro fantasma sta chiacchierando con alcuni amici. Il gruppo viene accerchiato da un branco di femmine in calore: età media stimata tra i venticinque e i trent’anni, pancia nuda d’ordinanza, sopracciglia tatuate e labbra gonfie e tumefatte come dopo un frontale con una parete di plexiglass molto pulita. Le ragazzine-tipo-Instagram sono tutte uguali, come i cloni di Mister Smith in Matrix, ma con il contouring. Non potendo battere in ritirata, le prede sanno che dovranno arrendersi, certo non senza combattere. Tentano una blanda forma di resistenza, come sono usi fare i maschi al giorno d’oggi, ma le nostre velociraptor sono affamate. E a unghiate scalfiscono un’altra maschera del nostro Belfagor in incognito, facendo trapelare la verità: nonostante le dichiarazioni che hai raccolto tra un cunnilingus e un pompino giusto qualche sera fa, a lui, la ragazzina-tipo-Instagram piace eccome. Naturalmente non è colpa sua. È piuttosto la pervasività del modello che intacca i canoni estetici anche di chi si ritiene al sicuro da certi condizionamenti. La ragazzina-tipo-Instagram gli dà forse più affidabilità? No. Gli offre la prospettiva di scopate migliori? No. Potrebbe essere più propensa di te a formare una coppia? Sì, perché da giorni ha in canna gli hashtag #seivita #ioetecontrotutti #mylove #loveofmylife #justthetwoofus e, finché non posterà una foto con il fidanzato di turno, non saprà che farsene. In lui non vede un maschio, ma una Instagram opportunity. Il nostro non potrà fare altro che lasciarsi irretire.
Scenario 3: Identico allo scenario 2, ma con una vecchia fiamma al posto della ragazzina-tipo-Instagram. Anche se a questo punto non escludi che possa esistere un’ampia intersezione tra i due insiemi.
Scenario 4: Qualcuno che vi conosce entrambi ti ha vista su Tinder ed è corso a riferirglielo. Niente affatto inverosimile, visto che tu, da Tinder, non ti sei mai cancellata. Anche perchè se no, di cosa scriveresti? E lui, invece di cercare un chiarimento, ha preferito sparire.
Dallo scenario 5 in poi, ci addentriamo nel campo dell’Improbabile Ma Suggestivo. In ordine sparso: ha scoperto di avere l’AIDS e non sa come dirtelo; ha deciso di arruolarsi nella legione straniera e non vuole farti preoccupare; ha capito di essere gay e gli scoccia farti sapere che certi tuoi sospetti erano fondati; è stato rapito e il lobo del suo orecchio in questo preciso momento è in una busta nella buchetta delle lettere di casa dei suoi; si è unito ad un circo; è diventato un mormone e si è trasferito nello Utah; quella macchiolina dai bordi frastagliati alla fine non era un neo.
È curioso se pensi che il termine ghosting deriva da ghost, che è anche il titolo di un film nel quale Patrick Swayze torna addirittura dal regno dei morti per comunicare con la sua fidanzata. In questa ottica, non esiste scenario, per quanto fantasioso, che giustifichi l’accaduto. Dal canto tuo, va detto che non hai mosso neppure la falangetta del tuo mignolo sinistro per impedirlo e hai lasciato che le cose prendessero la piega che poi hanno preso. A darti il tormento, ora come ora, è il tuo lato narcisista e sei assillata da domande agghiaccianti. No, non ti chiedi che fine abbia fatto tutto quel coinvolgimento. Ma piuttosto: quando scopavate, era abbastanza buio perché le zone sfuggite a ceretta/rasoio/pinzette rimanessero occulte? Sarai riuscita, quella volta, a camuffare con un colpo di tosse l’emissione di un peto vaginale? Sei sicura che lo slalom tra aglio, cipolla, soffritto, tartufo, caffè, sia stato sufficiente a metterti al riparo dall’alitosi? Sei più che certa di non avere avuto mai niente tra i denti, eccezion fatta per qualche suo pelo pubico? Chi ti assicura che, usando il tuo bagno, non abbia sbirciato nei cassetti che nascondono un incomparabile armamentario di lavande e ovuli vaginali, lubrificanti, gel, salviette intime, detergenti specifici contro la secchezza vaginale e tubetti di pomate contro le emorroidi? Ora capisci perché Barbablù era costretto ad ammazzare una dopo l’altra tutte le donne che mettevano piede in casa sua.
