Nelle settimane successive non ti azzardi ad effettuare l’accesso a Tinder. Non che tu abbia nulla contro i sex toys, anzi, con ogni probabilità a breve sarà la Mutua a fornirtene uno: è stato l’approccio di Pierpaolo a farti indietreggiare atterrita. Inoltre, le tue magre finanze hanno avuto un sussulto davanti ad un articolo dal prezzo a dir poco proibitivo. Per quanto, senza dubbio un vibratore sarebbe l’acquisto più sensato degli ultimi sei mesi, pensi mentre lanci sguardi ostili ai tre tappetini da yoga, al set di pesi per le caviglie, ai due bilancieri da un chilo, alla corda per saltare, alle cinque fasce elastiche e all’attrezzo a molla per rassodare l’interno coscia che se ne stanno ammassati in un sacco incastrato nell’intercapedine tra l’armadio e il muro: chi avrebbe mai detto che per ottenere i miracolosi risultati sbandierati dalle entusiaste televenditrici di Mediaset Shopping avresti dovuto anche usarli, dopo averli comprati! Per non parlare dell’arsenale di impacchi, creme anticellulite e fanghi drenanti che hai cercato di occultare nell’ultimo cassetto del mobile in bagno, ma che, come il cuore rivelatore del racconto di Edgar Allan Poe, bussano insistentemente alla tua coscienza, e all’estratto conto della tua carta di credito. Ed è solo per mancanza di spazio, non certo per autoconsapevolezza, che hai lasciato il tapis roulant e la panchetta per gli addominali nel garage di casa dei tuoi. In effetti, dopo mesi di pandemia e di totale isolamento, l’unico attrezzo più utile di un vibratore (e di un cavatappi elettrico: entrambi presidi essenziali contro l’ormai incipiente tendinite) sarebbe la cyclette di Orlando Bloom in Elizabeth Town.

La fallimentare esperienza con Pierpaolo è stata soltanto l’approdo infelice al termine di tediose peregrinazioni, il ricordo delle quali non t’invoglia a riprendere la febbrile attività di scandaglio. Trascorrere ore su Tinder non ti è servito ad instaurare nuove relazioni, quanto piuttosto a ricordartene i meccanismi: dopo il brivido iniziale subentrano inevitabilmente delusione, noia ed infine totale disinteresse. La conquista definitiva dell’epoca moderna, però, consiste nell’attraversare tutte le fasi sopra menzionate senza nemmeno riuscire a fare sesso.
Il tuo amico Giorgio, nonostante sia stato un pioniere delle app di dating tanto da avere scaricato Tinder quando ancora non lo utilizzava quasi nessuno, sostiene con grande convinzione che si scopi di più e meglio grazie ad Instagram. Quando ti mette a parte di questo segreto, ti permetti di obiettare: sei su Instagram da anni e, tralasciando il particolare che fino a qualche mese fa avevi una relazione, con nessuno di coloro che ti seguono o che segui hai mai scambiato più di qualche like.
– Ci credo! – esclama Giorgio, trasecolando. – Hai dato un’occhiata al tuo profilo, ultimamente?
Sfoderi la foto in mutande e cappotto con quel misto di orgoglio e titubanza tipico di chi sa di poter contare su un unico, per quanto inoppugnabile, argomento a proprio favore.
– Quella non vale: non si vedono più di trenta centimetri quadrati di carne, ed è tagliata dal collo in su. Per non parlare delle altre. Su chi pensi di fare colpo con tutte quelle copertine di libri?
Prontamente ribatti nominandogli la categoria del sapiosexual: un esemplare di essere umano attratto dalle qualità intellettive delle sue simili, per le quali può scattare un colpo di fulmine altrettanto immediato e travolgente di quello su base puramente estetica. Ciò che lo distingue da un nerd o da un dottorando di ricerca in filologia greca è una conformazione fisica che gli permette di assumere altre posizioni a parte quella ingobbita alla scrivania, e di esplorare una sessualità che si avventuri oltre la masturbazione.
La grassa risata di Giorgio, al termine della dotta dissertazione che hai appena tenuto, fa crollare l’ultimo baluardo del tuo ormai acciaccato ottimismo in fatto di maschi. Dallo scambio che segue scopri infatti che il sapiosexual è il nuovo Bigfoot: una creatura immaginaria, i cui rarissimi avvistamenti si spiegano come la performance di un cretino mascherato da fenomeno. Non sarà un caso se per interpretare una delle più celebri storie d’amore tra sapiosexual, ovvero La teoria del tutto, la parte di Stephen Hawking è stata assegnata a Eddie Redmayne e non al tuo professore di filosofia del liceo, che avrebbe fatto risparmiare alla produzione migliaia e migliaia di dollari di trucco ed effetti speciali. Dunque i sapiosexual sono personaggi di fantasia, creati ad arte da qualche sociologo per far vendere le riviste femminili, e tu divori con la stessa credula voracità tanto la descrizione puntuale di questa figura mitologica quanto l’elenco degli effetti benefici del Somatoline. Come se fosse possibile dimenticare, anche solo per un istante, che il maschio contemporaneo, nella quasi totalità dei casi, passa le giornate ad occuparsi del proprio taglio di capelli e a piagnucolare sui cocci della sua ultima relazione importante. Una specie di Jennifer Aniston che gioca a padel e va a cena da mammina almeno quattro sere a settimana.

Sempre secondo Giorgio, il quale non è solo un fine conoscitore dell’animo umano ma anche un laureato in economia alla Bocconi con il massimo dei voti, il primo e più saggio consiglio che riceve chiunque voglia investire una qualsiasi somma di denaro è diversificare. Tu, figlia degli anni ’80, ti sei lasciata trarre in inganno dalle sirene del real estate e hai puntato tutto sul mattone di Tinder. È giunto il momento di sbarcare (di nuovo) su Instagram, in una versione decisamente più accattivante, apportando al tuo profilo le modifiche suggerite da Giorgio. Il quale, con grande perizia e competenza, seleziona per te una rosa d’influencer delle quali dovrai copiare pedissequamente abbigliamento, pose e filtri. Mentre scorri quelle che più che fotografie sembrano fotogrammi di un servizio delle Iene sulla tratta delle bianche, comunichi a Giorgio che ti rifiuti categoricamente di mostrare il viso. Prima di tutto, la tua totale mancanza di fotogenicità raggiunge l’apice dal collo in su. In secondo luogo, detesti l’espressione che non puoi fare a meno di assumere ogni qual volta ti trovi di fronte ad un obiettivo: il desiderio di smaterializzarti, già oltre i livelli di guardia in condizioni normali, in quei frangenti tocca una tale intensità da farti vivere esperienze extracorporee il cui risultato è uno sguardo atterrito e stolido da peluche ripescato dal fondo di un bidone della Caritas. Last but not least, in caso d’interrogatorio o perizia psichiatrica, potrai sempre dire che non eri tu.
Giorgio tenta invano di rassicurarti. – Devi solo prenderci la mano. E preparati a quello che verrà dopo: su Instagram, la naturale evoluzione della fotografia è il video.
Considerando il quantitativo di vino necessario a realizzare un autoscatto, nel tuo caso la naturale evoluzione della fotografia sarà una eco al fegato.
Per prima cosa procedi alla svestizione. Hai smesso di indossare il reggiseno da quando Levante ha fatto il giudice ad X-Factor (la connessione tra i due eventi non è ben chiara nemmeno a te) e, per le note vicende di cui sei stata protagonista, da tempo immemore hai abbandonato qualsiasi velleità quanto a biancheria sexy, scelta che hai giustificato a te stessa accampando pretestuosi rigurgiti tardofemministi e propugnando una talebana adesione allo stile normcore tanto in voga tra i ventenni di successo (senza essere, peraltro, nessuna delle due cose). Osservi il tuo riflesso nello specchio e comprendi di aver valicato il confine invisibile tra normcore e fantozziano: canottiera infeltrita a spallina larga di azienda fallita durante la crisi del 2008; mutanda ascellare un tempo bianca, ora color cane che fugge, con elastico impietosamente lasco; bustino ortopedico per il contenimento delle ernie L4-L5 e L5-S1; calzettone al ginocchio con renne ornamentali nonostante si sia già a fine  febbraio. Ti domandi se esista un filtro in grado di trasformare quel pittoresco ensemble in un completo di Victoria’s Secret.