All’inizio, ti concedi del tempo per esaminare scrupolosamente il profilo di ogni candidato: la versione a costo zero di Tinder non contempla ripensamenti, quindi, mai come ora, ogni lasciata è persa. Tuttavia non ti risulta troppo difficile adeguarti a questa logica spietata, poiché è la stessa che, tra i quindici e i venticinque anni, ti ha portata a collezionare quell’invidiabile palmarès di casi umani poi archiviati nella cartella Ex, Tresche e Frequentazioni. Se lo scarti, il giovane Brendon (sic), con la sua passione per le birre artigianali e quel sorriso che sembra un maxi tamponamento, scivolerà per sempre nell’oblio e tu potresti pentirtene amaramente. Comprendi dunque che dovrai soppesare con attenzione ogni scelta.
Noti subito, con disappunto, che spesso vengono omesse (o volontariamente celate) proprio due delle informazioni essenziali per chi, come te, si è avvicinata a Tinder con l’ascetismo di Charlotte Gainsbourg in Nymphomaniac: se persino tu arrivi a capire che l’indicazione precisa delle misure del pene sia una richiesta pretenziosa, pensi però che sarebbe buona norma dichiarare fin da subito altezza e preferenze politiche. Non hai tempo né energie da investire in una fitta corrispondenza con qualcuno per poi scoprire, al primo appuntamento, che indossa la taglia del nano di Twin Peaks. O che vota per Giorgia Meloni. O per Matteo Salvini. O per Forza Italia. O per i Cinque Stelle. O per Renzi. O per un certo PD.
Sei su Tinder da un quarto d’ora e già si fa strada in te il sospetto che il tuo uomo ideale sia un Pippo Civati di un metro e novantacinque.
Nonostante in questa prima fase delle selezioni fare la schizzinosa non sia conveniente, alcune categorie merceologiche fanno scattare il tuo pollice sulla X che campeggia nella parte in basso a sinistra dello schermo, quasi si trattasse di un riflesso condizionato.
Defenestri per principio, e senza rimpianti, chi ha la biografia in inglese: disprezzi l’esterofilia in ogni sua forma e sospetti che, se ti soffermassi a leggere quelle quattro righe, scopriresti, con un certo raccapriccio ma nessuna sorpresa, che una buona percentuale del campione si definisce business owner at myself.
Allo stesso inclemente destino vanno incontro gli orgogliosi possessori di pantaloni alla pescatora di jeans. Il crimine contro l’umanità consiste nei pantaloni alla pescatora. Il jeans è soltanto un’aggravante. E non lo fai perché sei una femmina sciocca e superficiale, che dà troppa importanza alle apparenze. Lo fai perché ti spaventa immaginare il sistema valoriale di una persona che, potendo scegliere tra migliaia di possibili rappresentazioni di sé con la precisa finalità di attrarre una donna, opta per la versione in pantaloni alla pescatora di jeans. Da uno così, è lecito aspettarsi che per il tuo compleanno ti regali tre costole fratturate o un furto con destrezza. O peggio, che ti porti a pranzo da sua madre.
Con la stessa scioltezza, depenni i visi sprovvisti di labbro superiore (t’inquietano) e quelli che sfoggiano sopracciglia più curate delle tue, dettaglio che spesso si accompagna a camicie sbottonate fino all’ombelico e Timberland quattro stagioni. Sebbene la profonda scollatura riveli pettorali (e addominali) scolpiti nel marmo creando un percorso attenzionale che punta dritto ad un pube che immagini perfettamente depilato, e la scelta di indossare scarponcini da montagna anche in piena estate racconti un’indole sprezzante del pericolo e amante dei formaggi molto stagionati, sei certa di due cose: in primo luogo, sarebbe un azzardo sperare in una relazione a lungo termine con qualcuno che, data l’assidua frequentazione del solarium sotto casa, condivide con un abitante della Sierra Leone non solo il colorito ma anche l’aspettativa di vita; per non parlare del fatto che, per tutta la durata dell’appuntamento, non riusciresti a scacciare la fastidiosa sensazione che la De Filippi vi osservi, succhiando compiaciuta l’immarcescibile caramella.
Fin dalla tua prima incursione, noti che su Tinder il nome Simone appare più spesso che nella Bibbia. Deve trattarsi di un fenomeno trasversale quanto all’età (hai scelto un minimo di ventisei anni e un massimo di quarantasei), ma endemico del tuo quartiere: non avresti mai pensato di trovare tanti Simone entro quindici chilometri da casa tua, neanche abitassi alle pendici del Golgota.
A battere il nome Simone, quanto a occorrenza, sono le moto da corsa: in media, ogni cinque fotografie, una ritrae una moto fiammante che fa bella mostra di sé accanto al suo tronfio proprietario sul ciglio di un burrone, in cima ad uno strapiombo, o davanti al guardrail di un tornante. Manca solo una corona di fiori.
La passione per le due ruote, alla stregua delle biografie in inglese, delle sopracciglia ad ali di coglione e dei pantaloni alla pescatora di jeans, anziché attrarti funge da deterrente. Il complesso della crocerossina è il Gronchi rosa della tua collezione di disturbi: per quanto ti sforzi, proprio non ti ci vedi ad imboccare un tetraplegico o a lustrare col Sidol gambe artificiali. Inoltre, mai e poi mai potresti sopportare le scomodità e le costrizioni che comporta condividere la vita con un motociclista: dall’obbligo di essere sempre depilata ed indossare biancheria coordinata per non fare brutta figura con i paramedici, al macinare chilometri con la carta d’identità stretta tra i denti in modo da agevolare il riconoscimento del tuo cadavere spalmato sull’asfalto.
Continui a sfogliare, a ritmo via via più sostenuto.
Davide, 37 anni. Stando alle foto che pubblica, è su Tinder non tanto per trovare una donna, quanto per richiedere un consulto dermatologico.
Simone1, 46 anni. Un trapianto di capelli sfoggiato con tracotanza. E ne ha ben d’onde: è il primo caso al mondo di innesto di peli d’ascella.
Bob, 35 anni. Chef, esibisce alcune foto delle sue ultime creazioni. Purtroppo però la tua religione ti vieta di mangiare cibi che sembrano già vomitati.
Giulio, 26 anni. Somiglia in modo impressionante a Leonardo Di Caprio. In Buon compleanno, Mr. Grape.
Damiano, 33 anni. Rasta e barba incolta, laureato al DAMS, ha un profilo in odorama: puoi sentire fin da qui la puzza di sudore.
Mirko, 32 anni. Mentre fissi quel sorriso sbilenco ti domandi: chissà com’era, prima dell’ictus.
Giuseppe, 30 anni. I suoi interessi sono: sport, attività fisica, ginnastica, fitness. L’assenza di cicatrici indica che la lobotomia è stata effettuata con accesso attraverso i dotti lacrimali.
Simone2, 41 anni. T’incuriosisce. Soprattutto per la sua scelta di mostrare solo le foto di Prima della cura.
Niccolò, 34 anni. Dice poco di sé, ma potresti colmare le lacune chiedendo a sua moglie, la prossima volta che la vedrai alla riunione di condominio.
Gennaro, 27 anni. Foto frontale, profilo destro, profilo sinistro. Niente da dire, in questura hanno assunto un fotografo che sa il fatto suo.
Simone3, 40 anni. Portati divinamente. Nonostante la progerie.
Henry, 39 anni. In qualche modo ti ricorda la tua infanzia. I Goonies. Super Sloth.
Al termine di questa prima, infruttuosa sessione, sei stremata, stordita, disorientata: un istante ti sembra di trovarti in un negozio Abercrombie, quello successivo ad una personale di Diane Arbus.
(continua)
