– Ciao.
– Scusa ma adesso proprio non ho tempo per te.
– Lo so, per questo sono qui.
– Non cominciare, ho troppe cose da fare.
– Appunto.
– Appunto cosa?
– Tu non sei adatta a fare “troppe cose”.
– E chi lo dice?
– Lo dici tu. O meglio, lo pensi. Quando prendi mille appuntamenti, e senti quel brivido di esaltazione guardando la tua agenda mentale con tutto quanto ben incastrato, senza tempi morti, e continui ad elencare quello che avrai da fare e quando, perché già solo elencandolo ti pare di averlo un po’ fatto, ma una vocina ti dice che è tutta un’illusione, che non hai alcun controllo e che il tuo sogno inconfessabile è fare il guardiano di un faro. E non parlo solo del dovere. L’aspetto più spassoso è che tratti il piacere allo stesso modo.
– Non è vero.
– Ah no? Cos’abbiamo in programma per oggi, sentiamo.
– Oggi lavoro tutto il giorno, in pausa pranzo devo pulire casa e portare fuori il cane, stasera devo andare in palestra e, una volta tornata a casa, devo scrivere almeno tre pagine.
– Pagine di cosa?
– Niente, una cosa divertente che mi è venuta in mente ieri e…
– Ottimo. Quindi la “cosa divertente” è in coda al resto, incastrata tra lo sgrassatore Chante Clair e venti minuti di cyclette (non uno di meno). Ha lo stesso peso.
– Non ho detto questo!
– Ma l’hai pensato. Andiamo avanti. Domani cosa facciamo?
– Domani tu te ne starai zitta e buona perché è sabato: sono a casa dal lavoro!
– Fantastico! Una giornata tutta per te, quindi.
– Precisamente.
– E cos’hai in programma?
– Niente in particolare. Credo che mi alzerò tardi, farò colazione con calma, magari una passeggiata, poi leggerò qualcosa…
– Ma come? Ti lamenti sempre che il lavoro occupa tutte le tue giornate, che arrivi a sera con la sensazione di non aver fatto nulla di davvero importante per te (e qui di solito subentro io), che hai un sacco di interessi che ti piacerebbe coltivare, e una giornata libera la sprechi così?
– Certo che no. In effetti devo comprare ancora qualche regalo di Natale… Ma ho già in mente cosa e dove.
– Beh ma allora è tutto a posto, no? Un’uscita veloce veloce, in centro il sabato prima di Natale, con il rischio, o meglio la certezza, di incontrare più o meno chiunque, baci, abbracci, contagi, chiacchiere vuote, e intanto il tempo passa, e tu ti rendi conto che non riuscirai a fare quello che devi…
– No, no! Ho già pensato a tutto. Ho definito il tragitto e l’ordine in cui fare gli acquisti. Per ottimizzare comprerò i regali a gruppi di tre, in modo da limitare il numero di negozi. E col berretto calato sugli occhi e la sciarpa su naso e bocca, non mi riconoscerà nessuno. Camminando a testa bassa e ritmo sostenuto, dovrei…
– Proprio la mia idea di passeggiata in centro nel periodo natalizio. Ottimo, quindi poi tornerai a casa a “non fare niente”, giusto?
– Esattamente. Anche se, in effetti…
– Sì?
– In questi giorni Francesca torna da Parigi. E devo vederla.
– Ah! E mica solo lei. Se è per questo, a Natale tornano tutti, come Lassie. Torna Laura da Roma, torna Chiara da Manchester, torna persino Giulia da San Francisco. E tu dovrai vederle. Tutte. Per la regola non scritta che ognuno è libero di farsi la sua vita altrove, ma quando torna in Italia, chi è rimasto a presidiare il fortino deve mollare tutto quello che sta facendo e mettersi a disposizione.
– Non è solo quello: mi fa anche piacere vederle.
– Non dubito. Ma a volte non hai la sensazione di essere come una statuina del presepe che se ne sta immobile, bloccata tutto un anno nell’atto di rimestare in un pentolone, o di pescare nel laghetto di stagnola, e di animarti solo quando qualcuno torna e si aspetta che tu accorra? Non lo fanno con cattiveria, ma tu senti che se lo aspettano, che lo pretendono.
– Adesso esageri…
– E mai che ci si riesca a mettere d’accordo per vedersi una volta sola, ma tutti insieme. Si creano apposite chat su Whatsapp, e, credimi, io adoro le chat su Whatsapp, praticamente sono il mio pane: campanellini, trilli, squilli, asterischi, notifiche. O leggi di continuo, o guardi lo schermo del telefono dopo tre minuti e trovi 132 messaggi! Il tutto mentre, ovviamente, in teoria tu saresti al lavoro. Fantastico! Ed è tutto un: “Io ci sono dalle cinque alle sette”, “Io ci sono per cena ma non per l’aperitivo”, “io posso a pranzo”. Io, io, io. E tu che DEVI vedere tutti perché ti sei fatta un anno da statuina del presepe, e dovrai coprire tutto il tempo e lo spazio che gli altri generosamente ritagliano tra i loro impegni. Perché è chiaro che chi torna per Natale ha un sacco di cose da fare e persone da vedere. Mica come una statuina del presepe. E tutto questo per cosa? Per illudervi che il tempo non è passato? Che non siete degli adulti con un lavoro, degli impegni, delle scadenze? Per convincervi che riuscite ancora a stare insieme come quando facevate l’università? Ma tu, anche grazie a me, ti accorgi che quando facevate l’università non avevate bisogno di incastrarvi uno nella vita dell’altro, perché semplicemente vivevate la stessa vita. E capisci che ora sei costretta a stressarti per ricreare l’illusione di essere rimasta ferma al tempo della vita in cui non eravate stressati. Come posso non amarti?
– Forse domattina è meglio se punto una sveglia. Per guadagnare tempo.
– Mi pare proprio un’ottima idea. Ma non preoccuparti, ci penserò io a svegliarti una mezz’oretta prima che suoni. Ce ne staremo un po’ al calduccio sotto le coperte ad elencare insieme tutte le cose che DEVI fare nel tuo giorno libero. Quando non resisterai più, ti alzerai, e senza che tu nemmeno te ne accorga sarà ora di andare a letto: la giornata sarà finita. Esattamente come quando vai a lavorare. Non avrai letto una riga, non ti sarai riposata, non sarai rimasta a guardare fuori dalla finestra senza niente in particolare da vedere, non avrai pensato a niente. E mentre ti laverai i denti, io tornerò da te, ti abbraccerò forte e ti dirò che d’ora in poi sarà sempre così. È già così da un po’, giusto? Ti domanderai se anche gli altri vivono come te, o se c’è qualcuno che è riuscito a salvarsi, ad esserci per se stesso. E ti domanderai anche se ti farebbe soffrire di più la prima o la seconda ipotesi, concludendo che non ha nessuna importanza. Ora ti lascio alle tue cose da fare, non voglio rubarti tempo: ricordati che stasera devi scrivere quella cosa divertente che ti era venuta in mente ieri…

di @camillagalli1911
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