– E quindi domani partiamo.
– Domani parto.
– Non crederai sul serio che io me ne stia a casa, vero?
– Per un attimo ci avevo sperato.
– La solita illusa: sono anni che viaggiamo insieme. Ho visto, sai, che sei passata in farmacia?
– Avevo finito gli assorbenti.
– C’è ancora qualcuno che li compra in farmacia?
– Non ci vedo nulla di male. Io compro in farmacia anche lo smalto per le unghie.
– Quindi i Fiori di Bach non erano per noi.
– Quali Fiori di Bach?
– Quella damigiana che il farmacista ti ha aiutato a caricare in macchina.
– Ah, quella, dici? No ma quella era una confezione convenienza, non potevo lasciarmela sfuggire.
– E le caramelle al Rescue Remedy? E il diffusore per ambienti? Persino lo shampoo!
– Quello era in omaggio.
– Con la cifra che hai speso probabilmente hai acquisito pure una percentuale sugli utili a fine anno.
– Esagerata. Sono pur sempre prodotti naturali. O vuoi che facciamo un salto di qualità e passiamo alle gocce di En?
– Mi stai sfidando? Stai attenta, lo sai che prima delle partenze sono particolarmente battagliera.
– Per questo sono passata in farmacia.
– Lo ammetti, dunque!
– Mi conosci praticamente da quando sono nata, non potrei nasconderti nulla.
– Adesso iniziamo a ragionare. Dove andiamo di bello?
– Parigi.
– Ma ci siamo già state! Questo è un colpo basso. Sai che do il meglio nei posti che non hai mai visto!
– Per questo l’ho scelta.
– Non credere che questi mezzucci riescano a fiaccarmi. Procediamo con ordine: prima di tutto, l’aereo.
– È un volo breve.
– Si muore attraversando la strada, figurati in un “volo breve”. Pensa che a volte si muore persino prima ancora di essere decollati, o appena ci si solleva dalla pista. In quei casi, credimi, fa ben poca differenza la durata del volo.
– Le statistiche sono dalla mia parte.
– Vallo a dire a Isadora Duncan. Credi sul serio che sia più difficile morire in un incidente aereo che strangolata da un foulard rimasto incastrato nelle ruote di una Bugatti in corsa?
– Sei sempre così tragica!
– A proposito di tragedie, senti questa storiella sulla morte di Eschilo: pare che un’aquila stesse volando in cielo con una grossa tartaruga stretta tra gli artigli e l’abbia lasciata cadere per fracassarle in guscio e poterla divorare in santa pace. Indovina un po’ in testa a chi è precipitata la tartaruga, spappolandogli il cranio? Siamo seri, quante probabilità c’erano che accadesse?
– Nonostante tutto, non avverto cattivi presagi.
– Credi che chi muore in un incidente aereo si svegli la mattina della partenza e si trovi una scritta sullo specchio del bagno? E poi, mi meraviglio di te: ormai dovresti sapere che tra una vita di tranquillo isolamento rintanata in casa e la morte ci sono milioni di sfumature. Potrebbe capitarti un vicino di posto che soffre di mal d’aria. Tu stessa potresti scoprire di soffrirne.
– Ma non ne ho mai sofferto!
– Certo, finché non ti ci ho fatto pensare io. Oppure potresti ammalarti per l’aria condizionata o perché qualcuno dei passeggeri ha la tubercolosi, il morbillo, la rosolia, la varicella, la peste polmonare e la polmonite con febbre emorragica, la pertosse, la difterite, la SARS, la meningite e la parotite. Scusa, ho di nuovo curiosato nella cronologia del tuo computer. “Malattie contagiose trasmissibili per via aerea”, giusto?
– Puro interesse scientifico.
– Sei un osso duro, eh? Bene, ammettiamo che tu atterri sana e salva su suolo francese (sebbene, mi corre l’obbligo di rammentarti che ogni patologia ha un periodo d’incubazione variabile: potresti avvertire i primi sintomi anche a metà vacanza, per dire). Hai pensato a cosa fare in caso di smarrimento del bagaglio? Immaginare la scena ti aiuterà ad una più pronta reazione: sbarchi e totalmente alla cieca, seguendo il fiume di passeggeri, ti dirigi ai nastri. Sei ancora stordita per il sollievo di non essere saltata per aria a 15.000 piedi, e certo non in grado di leggere schermi e tabelloni, quindi segui il gregge per inerzia. Dopo un tempo che ti pare infinito, in cui esplori possibili ipotesi per il ritardo (il rimpatrio di una salma, il ritrovamento di un ordigno esplosivo nella stiva, la disinfestazione di una colonia di blatte che da un trolley mal ridotto si sono propagate in una entomologica diaspora), il nastro prende a scorrere e tu guardi passare bagagli di ogni forma e dimensione, tranne il tuo. Dopo un po’ ti assale il dubbio che il tuo invece sia già passato e tu non te ne sia accorta. Dimenticherai istantaneamente anche quel poco francese che ancora ricordavi dal ginnasio e ti guarderai affannosamente intorno, ma la sola cosa che vedrai sarò io! Avvinghiata a te come la verruca al tallone, come la zecca al randagio, come il virus alla cellula. Annaspando cercherai aiuto e ti imbatterai nella proverbiale cortesia dei francesi, soprattutto nei confronti di chi non parla alla perfezione la lingua di Molière. La donna alla quale ti rivolgerai ti fisserà con un’espressione tra l’inebetito e lo scocciato, spalmando burro su una baguette e sorseggiando vino rosso, e proprio mentre ti domandi da dove accidenti abbia tirato fuori il foie gras, vai in iperventilazione e svieni. Ti risvegli in ambulanza, qualcuno ti sta sventolando sotto al naso una provetta di soupe à l’oignon che tu scambi per l’ascella del paramedico. Ripresa conoscenza ti tasti in più punti alla ricerca del cellulare. “Volé!” dice l’autista. Cosa c’entrano ora i Roland Garros, ti domandi disorientata, finché il paramedico a gesti non ti fa capire che il cellulare te l’hanno rubato in aeroporto subito prima di chiamare i soccorsi. È allora che perdi di nuovo i sensi. Ti risvegli all’ospedale, nuda con addosso solo due gocce di Chanel e mentre implori di essere portata all’ambasciata italiana un’infermiera fingendo di non capire ti infila al braccio l’ago di una flebo di fondue. Devo continuare?
– Direi che sono a posto, grazie.
– Pas de quoi!
di @camillagalli1911
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