Il 10 maggio 1908 viene celebrata per la prima volta la Festa della mamma.
Il periodo di capacità riproduttiva della donna, detto anche finestra fertile, in media va dai 12 anni a Carmen Russo.
Uno dei primi effetti degli ormoni prodotti in gravidanza è l’impellente necessità di condividerla sui social. Di norma si comincia con la fotografia di una doppia linea su un bastoncino in plastica intriso di urina. Seguono poi, a cadenza regolare, ecografie che solo un occhio esperto riuscirebbe a distinguere da fotogrammi di una video-ispezione della rete fognaria, e tentativi di emulazione di Demi Moore sulla copertina di Vanity Fair del 1991, che finiscono per somigliare piuttosto a dépliant informativi sulla ritenzione idrica.
Da qualche tempo, la nuova frontiera della diagnostica prenatale è l’ecografia morfologica, che dovrebbe restituire in modo fedele i tratti somatici del feto, sebbene il risultato finale ricordi più che altro un vassoio di profiteroles dimenticato sotto la pioggia.
Ormai imprescindibile, grazie all’alto potenziale di instagrammabilità, è il babyshower. Rito collettivo importato dall’America, non ha un’esatta traduzione in italiano, almeno finché non verrà coniata la sintesi tra i termini sequestro di persona ed estorsione. I festeggiamenti sembreranno infatti interminabili, e gli invitati saranno pure costretti a portare un regalo, scelto da una lista appositamente compilata dai futuri genitori. Nota bene: il babyshower non sostituisce il battesimo, che comporterà un ulteriore investimento di tempo e soldi da parte degli amici della famiglia, che a quel punto si riterranno moralmente autorizzati a trasgredire alla lista regalando al neo-papà una vasectomia.
L’abbondante documentazione fotografica della giornata fornirà materiale agli psicoanalisti degli ospiti senza figli, che dovranno vedersela con una brutta sindrome da stress post-traumatico.
Come se non bastasse il babyshower, altra piaga dei tempi moderni è il gender reveal party: lo svelamento coram populo del sesso del nascituro. Pratica mutuata dalla Cina, dove il Governo regala alla giovane coppia, a seconda dell’esito, una macchinina o un kit per l’aborto fai da te.
Una volta espulso dal canale del parto, dell’infante verranno mostrati solo dettagli minimi, mentre il viso verrà occultato dietro grottesche emoticon dagli occhi a cuore, per proteggerlo dai pedofili in circolazione sul web. La convinzione che qualcuno desideri masturbarsi guardando i visi dei loro figli, dovrebbe dirla lunga sulla mancanza di lucidità di certi genitori.
