– E così, anche quest’anno sta arrivando.
– Il Natale?
– Ma no: il picco influenzale!
– Stavo quasi per dimenticarmene.
– Sono qui per questo.
– Me ne sono accorta. Comunque quest’anno non ho davvero nulla da temere: ho deciso che farò il vaccino!
– Ancora meglio!
– Il tuo entusiasmo è piuttosto sospetto. Di cosa dovrei preoccuparmi, sentiamo.
– Del vaccino stesso, no?
– Non solo sei Ansia, ma pure no-vax?
– No-vax io? Ma non diciamo sciocchezze! Con il terrore che mi fanno le malattie, sono del parere che i vaccini siano persino troppo pochi, ci mancherebbe.
– E allora che problema c’è?
– Ma niente…
– Non farti pregare.
– Davvero, niente, tranquilla…
– Tu che dici a me di stare tranquilla è il colmo! Avanti, spara.
– Beh, visto che insisti. È da un po’ che ci rifletto, diciamo da quando a fine settembre sono usciti i primi articoli negli inserti salute di più o meno tutti i quotidiani. Sai, quelli con quei titoli poetici del tipo: “L’influenza che verrà”. Certo che lo sai, credi che non ti abbia vista mentre li ritagliavi per rileggerli la sera prima di addormentarti? Comunque. Ogni anno li aspetto trepidante e loro si ripresentano con la prevedibilità di una larva di tenia nella carne di maiale cruda. E il succo è sempre lo stesso: “Ci sono tanti ceppi d’influenza che si può solo pregare che il vaccino che vi abbiamo confezionato quest’anno sia quello giusto”. Inoltre, si sa, il virus è come le scale di Hogwarts: gli piace cambiare. Quindi tu trotterelli dal tuo medico tutta pimpante e garrula, ti metti in fila tra gli appestati per farti sforacchiare il braccio, convinta che quest’anno la scamperai, ma quando arriva il tuo turno il virus è già mutato. Prediamo poi in considerazione l’ipotesi più fausta: i virologi hanno fatto centro, hanno azzeccato il ceppo, e diciamo che il virus non soffre ancora di crisi di identità. A quel punto, come nelle più appassionanti storie d’amore, il tempismo è tutto. Tieni presente che la copertura non ha la durata di una promozione di Poltrone e Sofà: prima o poi si esaurisce. E se ti sei vaccinata troppo presto, rischi di trovarti in guai seri diciamo attorno a metà febbraio, quando l’influenza dà l’ultimo colpo di coda. Settimana più, settimana meno.
– In effetti non si possono fare previsioni, ma per ora il clima è stato mite, quindi chissà.
– Male! Il caldo fa proliferare virus e batteri.
– Pare comunque che a breve arriverà l’inverno vero e proprio.
– Malissimo! Il freddo indebolisce le difese immunitarie e ti rende più vulnerabile.
– Hai finito?
– Ancora una cosa. Ultimi, ma non per importanza, sono gli effetti collaterali: c’è chi sta peggio per il vaccino che per l’influenza stessa. Questo te lo dico per dovere di cronaca.
– E quindi, sentiamo, cosa dovrei fare?
– La cosa più saggia: fai scorta di vitamina C ed echinacea, abbonati ad Amazon Prime e a Netflix e barricati in casa, non parlare con nessuno fino a maggio, fai la spesa su internet ma dai istruzioni precise perché te la lascino in fondo alle scale, non scendere a ritirare la posta che a tarda notte per evitare di incrociare qualcuno del palazzo, attacca una bella treccia d’aglio in cucina, spargi una striscia di sale sulla soglia della porta, tieni a portata di mano un crocifisso e una statuetta della Madonna di Lourdes, non aprire a nessuno, indossa sempre guanti in lattice, consuma solo cibi confezionati, la sera fai lunghe abluzioni nell’Amuchina, dai fuoco agli abiti con cui sei uscita l’ultima volta prima della clausura e indossa solo camici sterili, lavati ossessivamente le mani…
– Con i guanti o senza?
– Prima con, poi senza. Meglio andare sul sicuro.
– E se tutto questo non bastasse?
– Che fai adesso, ti metti a rubarmi le battute? Se tutto questo non bastasse, ti prenderai l’influenza: non andrai al lavoro, starai barricata in casa, ti nutrirai solo di cibi confezionati, vitamina C ed echinacea, ti stordirai su Netflix e Amazon Prime, farai la spesa su internet e il fattorino te la lascerà in fondo alle scale per non essere contagiato, la posta non la ritirerai proprio e nessuno vorrà parlarti fino a maggio.
– Insomma, il Paradiso.
– Una specie.
di @camillagalli1911
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