– Oggi mi sento particolarmente in forma!
– Ci credo: è domenica.
– Il mio giorno preferito. Adoro la domenica. Specialmente il tardo pomeriggio, quando si allungano le ombre delle preoccupazioni per la settimana in arrivo.
– Sembra alquanto invitante…
– Secondo te perché la domenica è il giorno del Signore? Perché è dai tempi dell’Antico Testamento che le più grosse rogne saltano fuori di lunedì, quindi c’è bisogno di una preghiera extra per sperare di uscirne vivi. E poi per noi è anche una bella ricorrenza no?
– Cosa intendi?
– Forse non te lo ricorderai, ma noi ci siamo conosciute proprio di domenica!
– Sul serio?
– Ma certo! Eri in seconda elementare, ti eri svegliata tardi, la giornata era passata velocissima e quando ti eri accorta che in un attimo era scesa la sera e il giorno dopo c’era la verifica di geografia, sono arrivata io. E da allora non ci siamo più lasciate.
– Sono passati così tanti anni?
– Ehi, il tempo vola quando ci si diverte!
– Così dicono.
– Hai giocato con le bambole fino alla terza media, non ti sei truccata fino a diciotto anni, sei andata a vivere da sola ben oltre l’età media in cui l’hanno fatto i tuoi amici… Solo nell’incontrare me sei stata così precoce!
– Una vera fortuna.
– Puoi dirlo forte! Chi è un compagno più fedele di me?
– Una tenia?
– Quanti bei momenti abbiamo passato insieme: prima di ogni compito in classe, la notte prima di partire per la gita scolastica, tutti i viaggi e le vacanze. Nei momenti importanti, anche se erano le vite degli altri, io ero con te! In treno, in aereo, in metropolitana. A Capodanno, l’ultimo giorno delle vacanze scolastiche, quella mattina che andando al lavoro ti ho fatta piangere perché ti ho mostrato che da quel momento la tua vita sarebbe stata così, tutti i giorni. Quando alle medie vi hanno fatto vedere “Niente di nuovo sul fronte occidentale” e tu sei dovuta uscire dall’aula. Dopo ogni attentato. Negli aeroporti e nelle stazioni. Quando alle elementari qualcuno vomitava in classe. Quando ti sedevi a tavola (a casa, dai nonni, alla mensa della scuola) e ti si chiudeva lo stomaco. Quando, senza un motivo particolare, sentivi un laccio stretto attorno allo sterno e il bisogno di tirare un respiro più lungo. Quella notte che credevi fosse un infarto e invece era solo un dolore intercostale. Tutte le volte che mangi uno yogurt e poi corri a frugare nella spazzatura per controllare la scadenza sul vasetto (e in quei terribili secondi ti domandi cosa farai se scopri che era scaduto davvero). Di notte, quando non riesci a dormire: capita di rado perché il sonno ha ancora la meglio, ma quando capita è davvero speciale! Quando qualcuno ti bacia e ti abbraccia e poi esclama: “Sai, ho la febbre!”. Tutte le volte che qualcuno dei tuoi amici si è sposato. Ricordo ancora tutte le puntate di “Ventiquattr’ore in sala parto” che abbiamo guardato insieme, e che lunghe chiacchierate tra me e te, dopo. E quella volta che in spiaggia un turista è morto e l’hanno lasciato sul bagnasciuga per tre ore prima che qualcuno venisse a prenderlo? E noi ce ne siamo state abbracciate strette strette sotto l’ombrellone chiedendoci se quell’uomo fosse solo, dove fosse la sua famiglia, cosa avesse pensato quella mattina alzandosi dal letto, se avesse avuto delle avvisaglie che aveva ignorato, se era già iniziato il processo di decomposizione e che odore facesse, di cosa fosse morto, e quanta gente prima di lui era morta in circostanze simili, e perché nessuno lo portava via, e se era peggio lui morto, la gente che rimaneva a fissarlo o quella che gli passava accanto senza voltarsi. I saggi di danza: il primo anno per proteggerti ti ho fatta ammalare, poi quando si è iscritta anche tua sorella il trucco non mi è più riuscito. La maturità: che fantastico incubo a occhi aperti è stato quello! Io e te, sole, sepolte vive in taverna alla vana ricerca di un po’ di fresco nell’estate più calda degli ultimi cento anni. Se non fosse stato per me, che ero sempre lì a ricordarti tutto ciò che avresti dovuto sapere e non sapevi, a quest’ora saresti ancora alle medie. Guidare in autostrada, poi, che grandiosa avventura! Tu credevi che dopo la prima volta me ne sarei rimasta buona a casa, e invece no: io voglio esserci tutte le volte! Cosa vuoi che possa un navigatore satellitare contro il terrore di sbagliare uscita? Quanti ricordi mi fa tornare alla mente questa domenica sera.
– Eh già, anche a me.
– E non ci lasceremo mai… Abbiamo troppe cose insieme…

di @camillagalli1911
segui